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15/09/2008

Venezia

Una tenera storia francese
“Stella” di Sylvie Verheyde



Felicemente collocata tra le file drammatiche dei film veneziani, quest’opera francese di una regista giovane ma non esordiente, è un’iniezione di tenerezza e speranza sul futuro.
Stella, infatti, è un’adolescente di una Parigi affollata e disomogenea: i suoi genitori sono una coppia giovane ed alternativa, che gestisce un bar e una pensioncina. Gli ospiti di questi esercizi adottano la ragazzina regalandogli a turno un po’ di sapere, per quello che è nelle loro possibilità: il juke-box, il flipper, le carte… Stella quindi cresce in un mondo di ingenuità a stretto contatto con un settore di adulti scomodo al mondo e alle sue leggi di integrazione necessaria.

L’inizio della scuola spinge però la ragazza al confronto con un mondo diverso, ricco culturalmente (ed economicamente): la sua è una scuola prestigiosa che le offre la possibilità di confrontarsi con un’amica interessata ai libri, che le regalerà appunto la passione della lettura e un legame sincero. Scontrandosi con le normali esperienze che la sua età comporta, Stella verrà sottoposta ad un percorso delicato di crescita interiore, dove sarà costretta a sedare le sue spinte ribelli e a confrontarsi alternatamente con la perfidia della gente e con la fiducia e il lato buono dei veri amici.

Quella di Stella è una storia soffusa che descrive con insolita delicatezza i sentimenti dell’adolescenza, e un mondo di adulti non ancora perfettamente compreso. Colori sgargianti e primi piani sul volto e sugli occhi rotondi della protagonista, Léora Barbara, che svelano e filtrano un contesto inaspettato, proprio come nella realtà di questi piccoli adulti avviene. La leggerezza del linguaggio spalleggia alla perfezione gli intenti della narrazione, che fino all’ultimo ci fa sognare e sperare di poter continuare a vivere con questa piccola donna.

Un cinema francese questo, che intreccia la moderata narrazione con il significato forte. Stella chiede attenzione e comprensione dall’universo dei grandi che non la intende, anche se già conosce tutto dei modi di questi esseri distanti: qui Sylvie Verheyde ci invita a voltarci e ad ascoltare le parole di questi giovani, che spesso agiscono solo perché incompresi e sovrastati. Ci chiede di fermarci a ricordare quanto fascino e quanta emozione quell’età porta in sé, e quanto da questa docile pellicola, ci viene riconsegnato, immagine dopo immagine, negli occhi curiosi di Stella.

Rita Andreetti





 
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