
Il Leone ancora in Cina
Sorprende e delude la decisione della giuria
di alessandro Cuk
Il risultato finale ha davvero sorpreso tutti: il Leone d’oro è andato al film cinese “Lust Caution” di Ang Lee. Il regista cinese aveva già vinto due anni fa, in maniera forse più convincente, con “I segreti di Brobeback Mountain” che l’autore asiatico aveva realizzato in America.

Il monopolio della Cina continua, (sono tre anni di seguito), però forse non c’è da stupirsi del tutto, visto che il presidente della giuria è stato quest’anno il regista cinese Zhang Yimou e il direttore della Mostra, Marco Müller, è da sempre, cinematograficamente parlando, un appassionato dell’Oriente.
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Un dramma coreano
“Beyond the years” di Im Kwon-Taek
di Angela Marcon
Song-hwa e Dong-ho sono cresciuti come fratelli con un unico padre pur non essendo legati da vincoli di sangue.

Lui è un cantante che, non avendo fatto fortuna tramite il suo lavoro, decide di riscattarsi insegnando alla figlia a cantare i “pansori”, canti tradizionali coreani, accompagnata dal tamburo del fratello, nella prospettiva di far diventare la sua pupilla una illustre insegnante di canto.
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A Venezia si celebrano due anniversari
La Divina Callas e il Venezian Goldoni
di Michela Manente
>Callas, la Divina. Pochi giorni prima del decesso del più acclamato tenore italiano, “Big Luciano”, un altro tributo si è consumato ma questa volta al buio di una sala cinematografica.

In laguna è sbarcato il film-documentario sulla vita della Divina, proprio in occasione del trentennale dalla morte (16 settembre 1977).
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Finalmente un film divertente
“Non Pensarci” di Gianni Zanasi
di Mariagiovanna Andrigo
Per chi taccia il cinema italiano di concepire solamente film noiosi e tristi, fatta eccezione per le produzioni dichiaratamente comiche, ecco una risposta a tono.

Il film di Zanasi, pur essendo divertente, racconta i temi tanto cari alla produzione italiana contemporanea: le speranze disilluse, le piccole e grandi tragedie familiari, le ipoteche sulle proprietà, i fallimenti e le incomprensioni.
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Come creare un quasi cult
“The Nines” di John August
di Ludovica Gazzè
Un titolo alla X-files, le cui promesse non vengono disattese. John August gioca, infatti, proprio sulla commistione con le serie televisive sempre più alla ricerca dell'elemento inspiegabile, fuori dall'ordinario, o addirittura paranormale, che possa attirare gli spettatori e tenerli incollati allo schermo (si pensi a Lost).

L'autore mette, dunque, in scena un intreccio che va via via complicandosi e allontanandosi da qualsiasi spiegazione che possa essere compresa nei limiti della realtà, fino a elevarsi a un livello simbolico molto profondo.
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Applausi per il “Leone Speciale” a Bertolucci
Restaurati “La strategia del ragno” e il documentario “La via del petrolio”
di Michela Manente
Una considerazione non si può non fare per questa 64. Mostra internazionale d’arte cinematografica: e il cinema italiano? Facile la risposta: completamente dimenticato, nessun premo o riconoscimento anche minore.

Nemmeno considerato, impossibile farlo competere con le produzioni orientali (Ang Lee) o americane (De Palma) in concorso o anche russe (bello e intenso “12” di Nikita Mikhalkov).
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Dedicato al grande musicista
“Die Stille vor Bach“ di Pere Portabella
di Sarah Revoltella
La musica e la vita di Johann Sebastian Bach sono i temi investigati dal regista spagnolo Pere Portabella, cui quest’anno “Schermi d’amore” di Verona ha dedicato un ampio omaggio.

Si tratta di un autore che divide il suo impegno di autore con l’impegno politico (è stato anche eletto senatore) e con l’impegno produttivo (con la sua compagnia di produzione ha contribuito alla realizzazione di alcuni dei film più emblematici della storia del cinema spagnolo.
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Gli occhi e la mente sull’Italia di oggi
“L’ora di punta” di Vincenzo Marra
di Anna Bertolli
Sulla scia percorsa da molti registi italiani recentemente, (si pensi ad “A casa nostra” di Francesca Comencini, o allo stesso “Valzer” di Maira presentato quest’anno alla Mostra di Venezia), anche Marra fa della corruzione e dell’immoralità “riscoperta” del nostro paese il tema principe della sua opera.

Non manca anche in questo caso lo sfondo, il contesto in cui si consumano le faccende sporche ben note, sembra che qui il nostro paese sia impersonato dal protagonista, Filippo, con il suo sguardo inflessibile e cupo, i buoni sentimenti soffocati dalla volontà irremovibile di individuare e imboccare tutte le scorciatoie possibili.
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Dal Messico con furore
“La Zona” di Rodrigo Plà
di Antonio ORRIA
Prendete la periferia di Città del Messico, 10 milioni di abitanti di cui l’80% in condizioni di disperata miseria, metteteci dentro un quartiere residenziale di villette, parchi e benessere diffuso;

circondate l’oasi con alte mura, porte d’accesso blindate e fornitele di un sistema di sorveglianza privata; poi, in una notte tempestosa, abbattete un lembo di mura lasciando tre outsider di fronte alla possibilità di entrare nel paradiso proibito, e state a guardare che succede grazie alle telecamere a circuito chiuso dei vigilantes…
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Peccati di gioventù
“The Speed of Life” di Ed Ratke
di Leonardo Petrucci
Tre teppistelli della periferia newyorkese si divertono a sottrarre videocamere ai turisti.

Lo fanno per racimolare qualche dollaro, ma per uno di loro Sam, bambino con alle spalle una famiglia sconquassata, è soprattutto un biglietto per viaggiare nelle vite degli altri, vite senz’altro più allegre, più fortunate della sua. Seppur non sempre.
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La sfida dei bambini
“Sztuczki” di Andrzej Jakimowski
di Anna Bertolli
Il film di Andrei Jakimoski, che ha attraversato silenziosamente e fuori dalla ribalta la Mostra di Venezia, riesce bene nell’intento di mettere in luce tematiche importanti attraverso una narrazione semplice e uno stile sobrio molto efficace.

È la storia dell’abbandono della propria famiglia da parte di un padre e del diverso modo di reagire ad esso da parte delle persone che lo hanno subito.
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Sulle strade del Belgio
“Small Gods” di Dimitri Karakatsanis
di Mariagiovanna Andrigo
Il terzo film proposto alla 22° Settimana della Critica è un’ammirevole opera prima del giovane belga Dimitri Karakatsanis, opera coraggiosa sia per la scelta della lingua (il fiammingo), sia per la realizzazione. Coraggio che, però, viene premiato da un’accoglienza calorosa da parte del pubblico.

I “piccoli dei” tratteggiati sono esseri fragili, ma forti abbastanza da combattere contro il loro passato e il loro presente; desiderosi di affetto e comprensione, intraprendono per caso un viaggio verso una meta non definita.
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All’inseguimento di una visione
« En la ciudad de Sylvia » di Josè Luis Guerin
di Angela Marcon
Un giovane sta seduto ad un tavolino di un locale di Strasburgo.

Sta seduto ed osserva la gente. Osserva le ragazze, i loro gesti, i loro sguardi.
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Un verdetto complicato
“12” di Nikita Mikhalkov
Andrea Trimarchi
Dalla Russia, questa sorta di remake de “La parola ai giurati” in chiave attuale ad opera di Mikhalkov, arriva al Lido negli ultimi due giorni della Mostra. E si presenta, infine, come una delle opere migliori tra quelle in concorso.

Un film, direbbero molti, “teatrale”, girato interamente – esclusi alcuni flashback – in un unico ambiente.
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E’ troppo chiedere il diritto di vivere?
“Sous les bombes” di Philippe Aractingi
di Antonio Ippolito
Questa è la frase che la protagonista del film si domanda durante il calvario che si presenta davanti ai suoi occhi per le strade di Beirut

Il film del documentarista Philippe Aractingi narra i fatti di cronaca successi nell’estate del 2006 in Libano dove, dopo 33 giorni di attacchi e bombardamenti dell’aviazione israeliana, subentra il cessate il fuoco ritardato delle Nazioni Unite, trovando nello restante scenario apocalittico più di 1100 morti, migliaia di feriti e di abitazioni rase al suolo.
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Una storia semplice
Geomen tangyi soneyo oi (With a Girl of Black Soil) di Jeon Soo-il
di Anna Bertolli
Con grande delicatezza il regista conduce lo spettatore all’interno di un piccolo e terribile mondo, in cui riescono però a concentrarsi speranze, disincanto e sofferenza umana universali.

la storia di una situazione che precipita, come tante se ne incontrano nel mondo: un minatore non può più lavorare a causa delle sua cattive condizioni di salute e si trova nell’impossibilità di mantenere i due figli ancora piccoli, Tong-gu, con problemi di handicap, e Young-Lim , la sorellina a cui la vita ha imposto grandissime responsabilità.
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Quattro solisti più che un quartetto
“24 Mesures” di Jalil Lespert
Ludovica Gazzè
La notte di Natale, si sa, si presta, almeno cinematograficamente, a incontri e riflessioni. A Natale non si è per forza tutti più buoni, ma più soli e bisognosi d'affetto sì.

Così in “24 Mesures” si incrociano e si sovrappongono le storie di quattro personaggi a dire il vero troppo problematici per essere credibili. Didier (Benoit Magimel), alle prese con un padre troppo ingombrante anche se in coma e Chris (Sami Bouajila) che vuole vendicare un torto subito dal proprio genitore, ormai morto, rappresentano la variazione sul tema della crescita e della realizzazione di un uomo all'ombra di una figura che è al tempo stesso modello e oggetto di rifiuto.
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Alle origini del cinema africano
“Barom Sarret” e “La Noire de…” di Sembène Ousmane
di Mariagiovanna Andrigo
La sezione della 22° Settimana della Critica è stata aperta da due opere del regista senegalese Ousmane Sembène, l’iniziatore del cinema di finzione africano.

Siamo negli anni ’60; la prima opera del regista è un cortometraggio (Barom Sarret) che si colloca a metà tra il neorealismo e la nouvelle Vogue; il primo lungometraggio ( La Noire de…) vince vari premi nonostante molte polemiche, la stessa proiezione a Venezia risulta mancante delle parti censurate all’epoca. Due opere che hanno molti ponti comunicativi tra di loro: un viaggio verso una promessa e una forte capacità di osservazione dei protagonisti, in costante dialogo interiore di riflessione sull’ambiente circostante.
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