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Life During Wartime.
Todd Solondz in “tempo di guerra”.

di Silvana Lagrotta




Il ragazzo cinico e spietato del New Jersey è tornato al Lido “in tempo di guerra”. È Todd Solondz: autore scomodo e “mal distribuito” che punta la sua camera irriverente sulle contraddizioni della borghesia americana. Dopo il pungente Palindromes accolto nel 2004 con un certo disappunto, Solondz sbarca nuovamente a Venezia con un altro film in Concorso, Life During Wartime, ancora una volta senza il timore di essere grottesco e provocatorio.

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IL COMPLEANNO di Marco Filiberti
di Orazio Leotta

La storia ruota intorno a due coppie di amici e alla loro vacanza al mare insieme.  Matteo e Francesca hanno una bambina ed un rapporto molto solido. Invece Diego e Shary hanno un legame, magari più passionale, ma non stabile, in quanto vivono lontani per molti mesi all’anno. Hanno un figlio, David, che anch’egli vive lontano, negli States.

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IO SONO L’AMORE di Luca Guadagnino
di Lodovica Gazzé

Una famiglia dell'alta borghesia milanese alle prese con l'inesorabile scorrere del tempo, in una sorta di rivisitazione del romanzo senza età "I Buddenbrook", di Thomas Mann. In una Milano fotografata come nelle vecchie strisce di cartoline che ancora si vedono ogni tanto nelle edicole, la famiglia Recchi affronta il passaggio di consegne tra generazioni.

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My Son, My Son, What Have Ye Done? di Werner Herzog
di Paolo Parachini


L’annuncio di un film girato da Werner Herzog e prodotto da David Lynch creò, già sulla carta, un ovvio meccanismo di attesa spasmodica, per la curiosità di cosa potesse nascere dalle mani di due registi culto di così diverso approccio.
My Son, My Son, What Have Ye Done? ripaga l’attesa, mostrandosi come un oggetto particolare, quasi oscuro, ma di indubbio fascino e di indubbia qualità. Una pellicola che regala brividi lungo la schiena in più di un’occasione, nella quale Herzog esplode di genialità e poesia dentro la follia di un ambiente lynchiano.

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“Tris di donne & abiti nuziali” di Vincenzo Terracciano

di Michela Manente



Un vizio indomabile: il gioco.
Gioco d’azzardo in ogni sua espressione: cavalli, carte, roulette, zecchinetta, lotto, tris. Passatempo malato, un tarlo invincibile che rovina le famiglie e, in questo caso, porta alla morte.

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LO SPAZIO BIANCO di Francesca Comencini
di Valentina Cauteruccio



Abbandonando ogni preconcetto legato al cognome che porta, una delle due sorelle Comencini, Francesca assolutamente da non confondere, stupisce positivamente nell’adattamento letterario dell’omonimo romanzo. Realizza così un’opera totalmente femminile, dove la protagonista Maria, interpretata da una Margherita Buy che finalmente si allontana dalla figura isterica che in molti le hanno cucito addosso, è il collante della storia, la macchina da presa la segue nella sua vita, tra salti temporanei di mesi che rendono la pellicola per nulla noiosa.

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“LOLA” di Brillante Mendoza
FILIPPINE POETICHE

di Silvia Aufiero



La nostra umanità soppesata - ed equilibrata - sulle scale della giustizia. Il delitto serve per mettere alla prova le forze e le fragilità delle due donne. Una si dimostra debole, l’altra forte. Questo permette di equilibrare l’umanità, come nell’equilibrio della natura, in cui sopravvive chi più si adatta e il valore di ciascuno dipende dalla sua posizione nella vita. (Brillante Mendoza)


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Metropia  di Tarik Saleh
di Anna Culotta



2024: in una Stoccolma grigia e claustrofobica Roger, giovane impiegato di call center, conduce una gelida esistenza tra un lavoro alienante e una vita privata in bilico. Giorno dopo giorno nella mente di Roger prende corpo il sospetto di un controllo “dall’alto”, alimentato anche dalle strane voci che sente nella Metropolitana, un enorme sistema di trasporto che collega tutta Europa. E’ proprio nella Metropolitana, mezzo di trasporto odiato e temuto, che Roger incontra Nina, una donna magnetica e misteriosa che lo condurrà attraverso un’avventura pericolosa e rivelatrice che cambierà per sempre la sua vita.

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THE INFORMANT! di Steven Soderbergh
di Andrea Curcione



Steven Soderbergh è un eclettico regista statunitense, in grado di girare film drammatici (“Sesso, bugie e videotape”, “Traffic”, “Bubble”) biografie appassionate (“Erin Brokovich”, “Che-L'Argentino/Guerriglia”) e commedie (“Criminal” e la serie “Ocean's Eleven”, “Ocean Twelve”, “Ocean 13”). Di quest'ultimo genere, con mescolati elementi da film thriller, è la pellicola presentata a Venezia fuori concorso “The Informant!”, prodotta tra l'altro dalla casa “Section Eight”, la “Factory” creata in collaborazione con George Clooney.

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Scheherazade, Tell Me a Story di Yousry Nasrallah
Ludovica Gazzè



Mentre la principessa delle Mille e Una Notte che viene evocata nel titolo del film di Yousry Nasrallah raccontava delle storie gradevoli al sultano per aver salva la vita, la giovane presentatrice televisiva Hebba non riesce in nessun modo a compiacere il marito. Per salvaguardare la carriera di lui, infatti, la conduttrice deve tenersi lontana da temi politici. Decide così di dedicarsi a tematiche sociali e romantiche come le donne e l'amore. Scoprirà presto, però, che in Egitto tutto è politica, persino le passioni più intime.

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SOUTH OF THE BORDER di Oliver Stone
di Silvana Lagrotta

Sbarca al lido una spietata critica politico-sociale di quell'America che non sventola la bandiera a stelle e strisce con orgoglio. Sbarca nelle fattezze del documentario, genere antichissimo ma da poco riscoperto con una nuova linfa vitale. Sbarca e indossa completo scuro, camicia bianca e cravatta rossa, così come il regista Oliver Stone e il Presidente del Venezuela Hugo Chavez sul red carpet della Biennale e in una laguna blindatissima per l’occasione. Presentato fuori concorso alla kermesse veneziana, l’ultimo documentario di Stone, South of the border,

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THE ROAD di John Hillcoat
La strada verso una salvezza possibile.

di Silvana Lagrotta

Un uomo e un bambino, un padre e il suo giovane figlio, entrambi senza nome, entrambi senza niente che non sia il legame indissolubile che li unisce. Due ombre che spingono un carrello pieno del poco che è rimasto, in un mondo post-apocalittico, lungo una desolata e grigia strada americana. La fine del viaggio è invisibile ma sognata, mentre comincia ad avanzare un inverno che potrebbe non finire mai.

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Survival of the Dead di George Romero
di Paolo Parachini

Se The Diary of the Dead (inspiegabilmente non ancora distribuito ufficialmente in Italia), era letteralmente il diario (mediatico) della fine (del mondo e dell’immagine cinema canonica), Surviavl of the Dead è invece un reportage della sopravvivenza, del mondo e dell’immagine cinema.

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Tetsuo The Bullet Man di Shinya Tsukamoto
di Paolo Parachini



Per Shinya Tsukamoto, regista di culto della new wave giapponese, il progetto Tetsuo è stato l’elemento cardine della propria carriera. È partito con una versione embrionale, il primo cortometraggio Phantom of Regoular Size del 1986, è esploso con una forza dirompente con Tetsuo The Iron Man nel 1989, ed è stato riproposto in versione aggiornata e rivista con Tetsuo II The Body Hammer nel 1992.

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“THE MAN WHO STARE AT GOATS” di Grant Heslov
di Silvia Aufiero



Gli Jedi sono tornati. E stavolta salveranno il mondo. George Lucas sarà contento di sapere che finalmente il mondo ha capito di avere bisogno dei suoi cavalieri.
La commedia brillante di Grant Heslov, tratta dall’omonimo romanzo di Jon Ross, è la storia di Bob (Ewan McGregor), un giornalista di un quotidiano di provincia con una gran voglia di dimostrarsi diverso da quello che sua moglie, che l’ha appena lasciato, pensa di lui. E si autoinvita in un viaggio in Iraq in cerca di esclusive.

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WOMEN WITHOUT MEN di Shirin Neshat
di di Silvia Aufiero



Un ritratto intimo e a tratti surreale di una Teheran invasa dalle rivolte e dai cambiamenti. Un gruppo di donne che vivono, e sopravvivono, alla ricerca di una felicità che sembra loro negata. Un salto nel buio, per essere libere.
Inizia così “Women without men” di Shirin Neshat, tratto dall’omonimo romanzo di Shahrmush Parsipur, presentato in concorso alla 66^ Mostra di Venezia: una morte che porta con sé una carica di istinti vitali impossibili da nascondere dietro il velo nero. Quelle sagome che si aggirano silenziose, e  si stagliano sui fondali virati in seppia nella città che non dorme mai.


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UN FILM GIRATO TRA VENEZIA E LA RUSSIA
DIECI INVERNI  di Valerio Mieli
di Sarah Revoltella



“Dieci inverni” è il film, opera prima, di Valerio Mieli. Girato tra Venezia e la Russia, racconta la controversa relazione d’amore tra due studenti universitari nel corso di dieci anni.
Le vite dei due protagonisti, interpretati da una convincente Isabella Ragonese e da un divertente Michele Riondino, sembrano scorrono parallele senza riuscire mai a trovare i tempi giusti per  convergere.

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A un film israeliano il Leone d’oro
LEBANON di Samuel Maoz
di Andrea Curcione



I tormentati ricordi di guerra di un ex soldato israeliano sono il tema di “Lebanon”, opera prima del regista Samuel Maoz (Tel Aviv, 1962), presentata a Venezia in concorso. Era già accaduto con la pellicola d'animazione “Valzer con Bashir” (2008) del suo compatriota Ari Forman che la memoria lacerata di un reduce, testimone dei massacri avvenuti in Medio Oriente, sia stata riprodotta in immagini di forte efficacia.

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A SINGLE MAN di Tom Ford
di Orazio Leotta



George Falconer, professore londinese, che vive a Los Angeles e insegna inglese in una Università della California, si ritrova a vivere da solo a seguito di un incidente d'auto in cui perde la vita quello che per sedici anni era stato il suo compagno, Jim. Ne consegue il suo tentativo di metabolizzare quanto accaduto. A stargli vicino ci penseranno la sua amica Charley, inglese come lui, con la quale ebbero ai tempi di Londra anche una breve relazione e le attenzioni di un giovane studente della scuola dove insegna.

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Al mosafer” (“The traveler”)
Il poetico film di Ahmed Maher sulle tappe cruciali della vita d’un antieroe
di Michela Manente



Ne “Al mosafer” (in inglese “The traveler” ovvero “Il viaggiatore”) si assiste al viaggio esistenziale, personale di un egiziano che attraversa le tre fasi della vita d’un uomo: la giovinezza, la mezza età e la vecchiaia. Ancora prima di ammirarne l’evidente bellezza, Hassan si innamora di Noura, a tal punto da approfittare del suo ruolo di postino e spacciarsi per il pretendente a cui la giovane donna aveva inviato un telegramma affinché la raggiungesse.


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L’AMORE E BASTA di Stefano Consiglio
di Orazio Leotta 



Film-documentario sull’amore omosessuale. Un racconto che procede per interviste a nove coppie di gay (cinque) e di lesbiche (quattro) sparsi per Italia, Francia, Spagna e Germania. Si apre con due studenti universitari di Catania e passando per coppie di Versailles, Parigi, Sutri, Berlino, Bassa Padana, Palermo, ancora Parigi, si conclude con la testimonianza di due donne spagnole che vivono vicino Barcellona.

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LOURDES di Jessica Hausner
di Sarah Revoltella



“Lourdes” intelligente opera seconda della regista Jessica Hausner affronta con uno sguardo disincantato e scevro da cliché narrativi lo spinoso e controverso tema della guarigione miracolosa.
Una giovane donna in sedia a rotelle si reca a Lourdes accompagnata da una madre silenziosa e rassegnata per ricevere la grazia.

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PEPPERMINTA di Pippilotti Rist
di Sarah Revoltella



“Pepperminta” è l’interessante opera prima cinematografica della video artista Pippilotti Rist icona della cultura pop. Il film descrive la rivoluzione perpetuata da una ragazzina speciale che dialoga con la nonna defunta tramite una scatoletta che contiene un occhio parlante. La ragazzina si che da piccola ha subito l’incomprensione degli adulti a cominciare dalla scuola, ha in mente di cambiare il mondo ma per riuscirci deve trovare degli amici che l’aiutino nell’impresa.

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36 VUE DU PIC SAINT LOUP di Jacques Rivette
di Valentina Cauteruccio



Ambientazione circense in un piccolo paesino francese per il nuovo film di Rivette, che vede tra gli altri attori anche l’italiano Sergio Castellitto. Il legame con il teatro non passa inosservato nemmeno in 36, emergendo nelle riprese fisse a piano americano, come se lo spettatore cinematografico si trasformasse in uno spettatore teatrale, mostrando quindi un’immagine come quella teatrale.

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PRINCE OF TEARS di Yonfan
di Rita Andreetti

Nella Taiwan del dopo rivoluzione Maoista, una parte della popolazione cinese fedele a Chiang Kai-Shek, si rifugia per evitare la persecuzione in atto in patria. La vita recupera quasi una sua normalità: le donne aspettano i mariti militari di ritorno dalle attività belliche, mentre i figli riprendono la scuola sull’isola. Malgrado l’apparenza, lo spettro dell’ideologia penetra anche nel tranquillo villaggio dove le sorelle Li e Zhao vivono: tornando da scuola vedono arrestati i propri genitori, il padre pilota della milizia nazionalista e la madre fedele ed esemplare moglie e donna di casa.

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NAPOLI, NAPOLI, NAPOLI di Abel Ferrara
di Valentina Cauteruccio



Attraverso due differenti registri narrativi il regista Abel Ferrara cerca di portare sul grande schermo la vita di Napoli, da come si evince intuitivamente dal titolo scelto per la pellicola. Parte da una serie di interviste fatte alle detenute del carcere femminile partenopeo, intercalate da altri personaggi attivi nel territorio campano nella speranza di modificare il presente. Attraverso queste interviste emergono le storie personali delle donne incarcerate e contemporaneamente quelle comuni degli abitanti delle “vele”, le famose case di Scampia, un carcere ancora prima del carcere.

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Soul Kitchen di Fatih Akin.
di Orazio Leotta

Soul Kitchen è il nome di un infimo ristorante di Amburgo, gestito da Zinos, di origine greca. La clientela abituale è senza pretese particolari, si accontenta di piatti surgelati e   delle solite un po’ raffazzonate pietanze. La sua vita gravita attorno al ristorante, alla sua fidanzata Nadine, che però è in partenza per la Cina per motivi di lavoro, al fratello Ilias, che si trova in libertà vigilata, una sorta di buono a nulla, e a Lucia, lavoratrice, affettuosa e con velleità artistiche.

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TEHROUN di Nader Takmil Homayoun
di Valentina Berrè



Opera prima di Nader T. Homayoun, critico e regista iraniano trapiantato in Francia, Tehroun è un’immagine dei luoghi in cui si annidano alcune delle maggiori piaghe che affliggono Teheran (localmente conosciuta come Tehroun). Prima tra tutte è quella dei falsi-mendicanti.

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White Material
di Claire Denis
di Paolo Parachini



È un ritorno in Africa, quello di Claire Denis con White Material. Dopo l’esordio del 1988 Chocolat, ambientato in Camerun, la regista francese ritorna nelle terre che contraddistinsero la propria gioventù, trascorsa realmente nelle colonie francesi del Burkina Faso.

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GOOD MORNING AMAN di Claudio Noce
di Rita Andreetti



I tetti dei sobborghi multietnici di Roma, ospitano l’incontro casuale tra Aman (Said Sabrie) e Teodoro (Valerio Mastandrea). Il primo è un immigrato somalo adolescente, inquieto, rabbioso, costretto ai margini di una città che non gli riconosce alcun talento e dimostra evidenti vizi d’integrazione; il secondo è un ex-pugile con un passato non detto, che lo rende incapace di confrontarsi con chiunque, e sfibrato dalla vita.

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Mr. Nobody” e le possibili scelte d’un uomo
Parafrasando Omero, Jaco Van Dormael torna alla regia

di Michela Manente



Potrebbe essere il remake di “Sliding doors” di Peter Howitt ma maggiormente complesso e con un tocco fantascientifico. In fondo l’oggetto del film è il medesimo: le vite possibile che potremmo vivere se operassimo scelte diverse.
Mr. Nobody, Nemo come Ulisse nell’episodio dei ciclopi, è l’ultimo essere vivente sulla terra a morire di morte naturale ed è il protagonista del reality che appassiona gli spettatori in strada. Il
dottore che lo cura prova una vecchia tecnica per fargli ritornare la memoria: l’ipnosi. La mente dell’uomo ripercorre le tappe della sua vita.

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“Bad LiEutenant: Port of Call New Orleans” di Werner Herzog“Bad LiEutenant: Port of Call New Orleans” di Werner Herzog“
Sparagli di nuovo, la sua anima balla ancora”
di Michela Manente



Werner Herzog fa il bis al Lido. Ma con due film diversi l’uno dall’altro (tra le altre cose è la prima volta nella storia della kermesse veneziana che un cineasta partecipa con due pellicole alla sezione competitiva), anche se arricchiti entrambi con un medesimo tocco d’irrazionalità ‘animalesca’.
Ne “Bad lieutenant. Port of Call New Orleans” sono i camaleonti e gli alligatori che compaiono quando il protagonista è sotto l’effetto della cocaina. Ne “My Son, My Son, What Have Ye Done”, invece, sono i fenicotteri che il protagonista, l’aspirante attore matricida Brad Macallam (Michael Shannon) scambia per struzzi nel film dell’orrore senza sangue del cineasta tedesco.

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IL GRANDE SOGNO  di Michele Placido
di Orazio Leotta 



Film autobiografico per Michele Placido; infatti il ruolo di Nicola è ispirato alla giovinezza del regista stesso. Lo sfondo è quello della ribellione e della contestazione studentesca che attraversò il nostro paese nel sessantotto.
“Il grande sogno” racconta quel ’68 in cui il giovane Placido (interpretato da Riccardo Scamarcio),  poco più che ventenne, arruolatosi in polizia per mantenersi agli studi nell’Accademia d’Arte Drammatica, si trovò ufficialmente dalla parte “sbagliata” della barricata: un poliziotto proletario di stanza a Roma spesso costretto a picchiare controvoglia i rivoluzionari-borghesi ufficialmente in lotta pro proletariato.

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COSMONAUTA di Susanna Nicchiarelli
di Orazio Leotta



Opera prima per la trentatreenne Susanna Nicchiarelli. Il film racconta le inquietudini e gli ardori giovanili, politici e non, della giovanissima Luciana (Marianna Raschillà).
Comunista, come lo era il padre, ormai deceduto, si fa subito conoscere perché scappa a nove anni dalla chiesa mentre era in corso la funzione della prima comunione. Sostenuta dal fratello, un po’ tonto e con problemi legati all’epilessia, ce la ritroviamo poco dopo nella sezione della Fgci, attivista convinta, in un ambiente con tanti maschi e pochissime donne.

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GLI ULTIMI GIORNI DI EMMA BLANK di Alex van Warmerdam
di Valentina Berrè



Settimo lungometraggio per il regista, sceneggiatore e attore olandese Alex van Warmerdam. È un’opera dal carattere raffinato, intrisa di horror sadico e perversione cinica. Tutte qualità che si incontrano e si fondono nel corpo del personaggio principale. Emma è una donna aristocratica, proprietaria di un’elegante tenuta di campagna e di una fantomatica quanto inesistente eredità. Prossima ad una morte prematura, trascorre i suoi ultimi giorni dando sfogo al suo più intimo sadismo. Una vera mistress, con tanto di schiavi al seguito.

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